Democrazia Decolorata - Vito Gamt


Vito Giammetta (Vito Gamt) Democrazia Decolorata - Apriamo pagina 152 ... Improvvisa; segue il suo intuito e supera il varco esterno del Palazzo D, quello secondario ubicato al piano seminterrato. 
Ha la sensazione di essere un automa avvinto dalla prassi, la quale non corrisponde alla netta opinione che nutre di se e dubita tuttora di ciò che abbia ravvisato nei giorni precedenti e dubita che il frangente possa appartenere alla sua storia o ad una qualsiasi realtà; è come in guerra. Come in guerra, il tempo precedente ora si è accomodato in vaga penombra lasciando al lasso presente il totale dominio sulla percezione, ma stavolta coltiva certezze conturbanti e piuttosto che l'uomo, teme la tecnologia di cui si avvale, poiché essa opera incessantemente e con un livello di allerta pressoché infallibile.
Trattandosi di edifici distinti, potrebbe eludere il Registro Presenze e pure le incoerenze rilevate dal sistema di controllo; s'inoltra disinvolto nel discreto atrio illuminato a giorno. La visiera del berretto gli oscura parte del viso e a capo chino evita di esporre i suoi tratti salienti. Nasconde la mano in tasca, la sinistra della casacca, in cui trattiene il bracciale rubato e mentre i passi si susseguono, accosta la stessa al sensore della piccola sbarra. Osserva l'ostacolo. L’accesso si apre rilevando l’accredito del legittimo proprietario. Passa oltre con camminata inerte e supera anche la vetrata della guardiola; il suo portamento è banale, assorto, pertanto la guardia, abituata, ha alzato a malapena lo sguardo. In fondo all'atrio trova un ascensore fermo al piano ma non vi sale, anzi vi allunga soltanto il braccio e posa l’indice sul secondo tasto affinché si azioni in salita, con il proposito di esaudire l'attenzione condizionata del militare in guardiola. Lui procede nel camminamento a destra palesando serena discrezione, sebbene sia questo solo un rituale, dove l'apparente calma sarà sinonimo di salvezza, così come è rituale che stia recitando in full immersion un metodo d'infiltrazione; si dirige verso le scale di servizio perché, oramai, conosce bene il raccordo sotterraneo che unisce i cinque palazzi, altresì è consapevole di essere tornato nella tana del lupo, tuttavia è conscio che il Palazzo D sia quello meno frequentato dai militari. L'intelligence salafita lo bracca senza concedersi tregua ma qui può distinguere le pedine nemiche, tant'è che rispetto all'intangibile fronte italiano, è lui invisibile agli apparati, perciò d'un passo avanti. Ora e solo ora, esercita bizzarramente in zona franca; questo dato gli sfugge.
Il rivestimento delle pareti e del pavimento, rifrange la poca luce mostrando risorse e tecnologie inconsuete nel resto del mondo: nel sotterraneo come ai piani superiori, senza lampioni ed ombre, è difficile distinguere le fasi del giorno.
Si ferma sui primi gradini di una rampa di scale; si tratta di una breve tregua per riorganizzare le idee, per darsi conferma nella missione e dunque ponderare sull'insormontabile necessità di affrontare quelle figure subdole all’interno del loro stesso Quartier Generale. L'affiancamento ai marines lo aveva reso psicologicamente forte, perfino impassibile nel conflitto ravvicinato ed era certo che nell'efficacia del metodo fossero implicite le migliori garanzie per il ritorno alla base di ogni componente del suo squadrone; quelle formule, in questo contesto, gli sembrano spropositate di parecchio e altrettanto deficitarie.
Un pensiero si riformula senza sosta. “Le sequenze, i fatti, seppure razionali o perfettamente logici, non sono coerenti con la mia memoria. Sono scivolato in un baratro surreale ma le persone, quelle che ho incontrato finora, nutrono i miei stessi sentimenti e con identica misura si prodigano per difendersi o sostenersi e si amano. Ho appurato che muoiono e soffrono secondo leggi assodate. Sarebbe più ovvio che ognuno rinunciasse al conflitto ascoltando la vocina della coscienza. Quale autorità democratica può ardire un dominio sul diritto altrui, se è immatura per gestire la propria sopravvivenza? Ora voglio uccidere una o più persone per salvarne delle altre. Chi è Meagan e perché devo, voglio, liberarla? Forse, è un incubo frutto del contagio e quanto prima si dissolverà: è illogico, proprio come in Iraq”. Il pensiero si paca di botto.
Pone attenzione, posa la guancia sulla parete giallognola, opaca, fredda e ascolta il silenzio e s’insinua nelle onde di quelle mura refrattarie, su cui la luce, filtrante dalle lunghe finestrelle collocate a filo del suolo esterno, non imprima traccia della sua presenza; ciò che ha udito somigliava a passi lontani. Trattiene il respiro per qualche secondo ma intorno tutto tace, dunque estrae frettolosamente il PC portatile per monitorare la stramba situazione, mentre avverte che la sua reazione all’ignoto sarebbe imprevedibile, pari ad un pericolo per se stesso, finora ignorato prettamente per carenza di nozioni.
In questo momento vorrebbe udire la voce affabile e rassicurante di Noemi che, senza volerlo, era riuscita a polarizzare il suo disinvolto interesse donandogli, inoltre, naturale dimestichezza nel districare le matasse psicologiche in merito all'inadeguatezza delle vicende in cui era stato coinvolto fin dalla convalescenza. Ricorda bene, ancor meglio del volto, quel suo self control quasi paradossale, equiparabile perfino all'indifferenza, il quale, all'uopo, gli è stato professato con leggiadra autorevolezza: Noemi è un'assistente, devota più alla missione che al primario e per giunta gli era stata assegnata a caso. Ne percepisce l'elevata intesa che, sommata alle reciproche attitudini, sopperisce esaurientemente l'assenza di supporto strategico, l'assenza del suo colonnello e dei preziosi commilitoni; prima dell'incidente non si era mai scovato altrettanto solitario in alcuna missione.
– Dove alloggia il mistero? Ogni giorno è fin troppo nitido e neanche può essere fantasia l'essenza che nelle proprie fantasie non trovi radice. – Allude alla sua rinascita.
Il suo è un sussurro e quasi n’ode l’eco. L’eco, la sua voce, è reale ed il fatto che ci stia meditando in questo momento delicato ne è conferma; non può trattarsi del solito fantasioso incubo di cui distinguerebbe l'inconsistenza.
Il PC si è connesso al satellite e sul video si delinea la mappatura richiesta: Il capitano Fumigant è ritornato nella Sala Operativa. In quell’ora, propizia per la cena, il personale dell'edificio E si è ridotto a quattro presenze: una di queste è il custode ed un’altra è il capitano di cui conosce anche l'ubicazione. Il capitano è in posizione statica e la distanza in linea d'aria lo pone a meno di 50 metri. Il quadro si prospetta incoraggiante, dunque s'affretta ad agire cogliendo l'attimo favorevole e intuendo che tale scenario muterà rapidamente.
Davide allaccia al polso quel bracciale carpito di proposito e prosegue nel corridoio che conduce al Palazzo E. Battito e respiro, cadenzati, attutiscono il rumore cauto dei suoi passi, più che altro per porre attenzione alle risonanze, per scongiurare le trappole e gli agguati e per il quale era stato addestrato; oramai è prevenuto oltremisura, cosìcché la sua immersione contribuisce nel rendere surreale sia l'atmosfera, sia la missione. Veicola in un tunnell nel tunnell per effetto delle incognite sorprendenti di questo inatteso habitat. Non ne ha ancora metabolizzato l'architettura, le procedure e neanche le usanze banali, ma è ben allenato alla concentrazione: la nitida visione delle forze in campo è il suo punto di forza e mai si offusca tale certezza, finché è in missione. Il drastico contagio che aveva patito gli è capitato in licenza, durante un meritato periodo di totale relax di cui non ravvisa l'epilogo, né il rientro a casa, ma ne è cosciente come se fosse accaduto ieri e non gli par vero che da quel frangente siano trascorsi otto secoli.
Giunto al piano, sbircia la prospettiva per accertare la posizione dei presenti: i due sono concentrati ai terminali a porta aperta, mentre il capitano è isolato in disparte, chiuso nell’ufficio di rimpetto.
Della gran sala, in fondo al largo corridoio d'ingresso, gli compare una buona porzione vacante, mentre intorno al perimetro scorge l'arredo invaso da innumerevoli postazioni con terminali inattivi, perciò presume che nell'immediato nessun altro militante debba tornare operativo.
I due militari lavorano accostati. Infila l'uscio a sinistra e si dirige verso questi due producendo passi insospettabili per il loro intuito e nulla intuiscono del pericoloso intruso. Il primo uomo è scosso dalla pressione di un silenziatore che si ritrova puntato sotto l’orecchio; l’indice dell'altra mano, posto a croce sulle labbra dell'avventore, gli impone il silenzio.
Questa sorpresa è più unica che rara per ogni reparto del vasto distretto e costoro sono impreparati alla reazione; temono il rischio, come i damerini di una banca.
I malcapitati restano immobili, trattenendo anche l'accenno del più plausibile quesito.
Davide induce anche il secondo a non fiatare, perciò restano seduti, appoggiati all'enorme consolle e con il palmo sul piano. L'impavido sgancia il bracciale del primo, mentre pressa lo schienale con l’anca, fino a bloccare il corpo dell’operatore contro il bordo del tavolo. Mostra al secondo l’oggetto prelevato al primo e si fa capire porgendogli la coppa del berretto. Questi fa cadere il proprio documento nel copricapo, a mo di obolo ed il tenente, seguendo un ignoto copione, esilia quei sofisticati strumenti spingendo il cappello in disparte, il quale rotea fino alla fine del lungo bancone e con esso anche la facoltà di innescare un allarme.
– Calma e sangue freddo; vedrete che non vi accadrà nulla. – Il tono pacato e amichevole, li tranquillizza. – Tu abbassa il braccio sinistro e tu invece il destro. Voglio vedere l’altra mano sul tavolo! – Entrambi sono disarmati.
Non perde tempo. Usa il nastro adesivo senza parsimonia per legare le braccia pendenti di entrambi, poi li imbavaglia con un giro completo attorno alla nuca. Si destreggia bene, mentre occhi ed orecchi vagano concentrati sull’ambiente. Lega il secondo polso al bracciolo delle rispettive sedie; sa coordinarsi. Vi riesce con gesti precisi aiutandosi con i denti, senza neanche deporre la sua arma. I due sudano freddo e collaborano temendo uno scarto brusco e lo sparo accidentale. Infine, con le mani libere, Davide serra le loro caviglie al gambo centrale degli scanni. Si accerta che siano ben imballati, quindi irrompe nell’ufficio adiacente con la canna dell'arma già puntata verso il volto del capitano di cui conosceva le più esatte coordinate.
Fumigant stava consumando la sua cena frugale prenotata al solito bar; si trova totalmente spiazzato. Horacio deglutisce il boccone intero rimanendo paralizzato per lo stupore.
Davide allenta per un attimo la presa della sinistra da quella morsa, a due mani, esercitata sul calcio del prezioso gingillo: gli punta addosso l’indice fissandolo con sguardo acuto e gli esprime all’istante un concetto risaputo in ogni dove. L'infelice arguisce che non può muoversi di un millimetro. Intanto Davide avanza di un passo. Il capitano abbozza e resta immobile declinando a priori l’idea dell’eroe defunto.
– Resta fermo; potrebbe partire un colpo. – Il clandestino si pronuncia confidandogli la più concreta eventualità.
Davide appare teso ma è semplicemente concentrato e cauto, poiché accostandosi al rivale è possibile che la situazione si rivoluzioni a suo scapito; avanza impugnando l’arma con entrambe le mani e lo aggira guardingo, ben impostato sulle gambe per reggere l’imprevedibile reazione, ma Fumigant non fiata, anzi rimane immobile nella sua buffa postura. Giunto alle spalle, calca l’arma sulla sua nuca, mentre con la mano destra gli sfila la pistola d’ordinanza che ripone subito nella propria fondina, poi cambia mano all’arma e con un gesto rapido gli sgancia il bracciale dal polso e lo fa scivolare nella tasca della giubba; l'azione più ardità si è compiuta senza intoppi. Ora potrebbe liberarsene definitivamente senza che il sistema ne rilevi la congrua sussistenza. 
– Devo legarti le mani; se fai il bravo non ti accadrà nulla. Avanti, mister, congiungi le dita dietro questo mirabile schienale! –
Il capitano ubbidisce e lui gli nastra le mani sotto quel moderno poggiaschiena, serrando il tiro senza ritegno. Agendo sempre alle spalle, gli blocca anche le caviglie e tira il nastro facendolo ruotare rapidamente. Infine, lo spinge fuori dalla porta rimasta aperta, verso l’altro ufficio; la sedia scorre libera su rotelle e come una boccia, finisce accostata agli altri due.
Davide osserva soddisfatto il trio neutralizzato valutando la loro sorte. Si sofferma, ancora poggiato alla scrivania di Fumigant; li osserva attraverso la porta spalancata, con aria divertita sfoggiando un sorriso sfottente, provocatorio.
– Mi basta un vostro cenno di reazione per chiudere la missione! –
Sfrutta la tensione e si pronuncia solo per confonderli: vuol camuffare uno scopo importante, giacché con mano morta, appiccica una microspia sotto la scrivania. Fumigant è l’unico che può rispondere, infatti non è stato imbavagliato.
– Non ho ben compreso dove pensi d’arrivare! Tenente Tassi; dico bene? – Fumigant si esprime con autorità.
Ha notato che il grado non corrisponda, ma la divisa del tenente incute il rispetto che compete ad un suo pari. Davide varca le due soglie e s’avvicina al terzetto con aria inquisitoria.
– Il fatto è solo affar mio e finché resta tale, lo potrai raccontare ai tuoi nipoti. Io invece ho ben chiaro chi sei tu e dove vorresti arrivare. So che traffichi nel torbido e non solo per quanto concerne la signora Meagan Mock o l’inviata del DMA; di loro, poco m’importa. – Va al dunque. – Tu, da buon collega, devi fornirmi la lista dei cospiratori infiltrati nel DMA e ti garantisco l'incolumità. Ti concedo un minuto di tempo. – S’impone pacato.
Fumigant conosce i cristiani. Elabora la minaccia e tentenna sul proposito.
– Tu devi essere pazzo! – Risponde con una mezza smorfia e gli restituisce il sorriso.
Davide adocchia il grande orologio appeso al muro. Si pone nuovamente alle spalle del capitano e ruota la sedia affinché il segnatempo gli sia di fronte.
– 40 secondi. – Scandisce risoluto per sottolineargli l'attuale realtà.
Intanto passa l’arma nella mano sinistra.
– Tu sei fuori di melone! – Ribadisce il capitano.
Davide si allontana di un paio di passi; preleva dal tavolo un taccuino ed una penna per concedere una futile opportunità. Si affianca a lui per annotare nomi, ma il capitano resta indifferente e non bada al tempo che scorre.
– 10 secondi! – Lo ragguaglia su ciò che gli rimane.
Fumigant non accenna alcuna concessione ed il tempo scade. Il breve silenzio è assoluto e pregnante di tensione ma solamente per i due portaborse. Le barriere isolanti del moderno palazzo accentuano la consistenza della muta questione, comunque è tardi, sia per il capitano, sia per il tenente.
Davide si scosta temporaneamente verso la porta; sbircia nel corridoio e poi usa il bracciale che ha al polso per chiamare l’ID di Noemi, fornito in dotazione. Ottiene risposta immediata.
– Eccomi! Chi parla? – Velia, all'altro capo, risponde tempestiva.
– Hanno sequestrato Meagan Mock; è ferita alla testa ma non è grave. É in mano ai militari, nell’infermeria della caserma. Puoi procedere; elimina il sergente Olivo e i due scagnozzi! – Il giovane tenente chiude la comunicazione.
Velia ha riconosciuto la voce e si sente finalmente rincuorata. L’ordine le giunge dalla persona più fidata e le scarica il peso di un ipotetico peccato che non sarebbe più riuscita a scrollarsi dalla coscienza; finalmente si sente libera di stemperare la sua fuga e reagire a quei mastini irriducibili armati fino ai denti. Ha il visto per dare una lezione ai suoi segugi vigliacchi e dunque può mostrare gli artigli all'intera tresca, affinché si plachi l’insidioso calvario che le sta scombussolando l'esistenza.
Il capitano ha colto l’impressione che il tenente stesse parlando proprio con Velia Salvo; lo dà per fatto scontato. È scioccato per i dati emersi in quelle poche parole. Il sequestro di Meagan è successo da poco tempo e neanche lui era a conoscenza dei dettagli. Arguisce che il pazzo non stesse scherzando e nell'istante, l’idea di perdere la sua donna gli sconquassa la linea di sicurezza.
Davide si è avvicinato con orecchio attento, chinandosi e gli rivolge uno sguardo sornione soffermandosi per pochi istanti di fronte ad una mente assente. Poi, muove qualche passo per oscurarsi alla sua vista e intanto armeggia in tasca per invertire i bracciali nella custodia stagna; vi pone attenzione per scongiurare la lettura satellitare di due ID identici. Il gioco delle tre carte, al suo tempo, era molto in voga nel napoletano.
– Capitano Horacio Fumigant, cacciatore portoghese di Fatima, qualche ripensamento? – Chiede, pensando ad altro, poiché è già riuscito nel suo intento, in tutti i sensi.
Il capitano è sconcertato ma non rinnega la causa; si auspica che si tratti di un bluff ben elaborato. Vaglia che i cattolici siano obiettori di coscienza e che non operino in tal modo.
Davide ne ha interpretato l'astuzia; ha dedotto che Horacio non si pronuncerà a scapito del suo credo. Lo imbavaglia come gli altri due, senza sprecare altro prezioso tempo.
Preleva il suo berretto dal tavolo e sparpaglia i tre bracciali a distanza.
Zaino in mano, si dirige all’uscita del palazzo e s'incrocia con i più solerti del turno serale ma non incontra ostacoli; anche il tornello automatico si è aperto al suo approssimarsi. Desume che vi sia pace ovunque tranne che nel cuore della setta contumace e nel suo cuore.
Fuori, nella piazza, trova atmosfere abitudinarie particolarmente acquietate. Il via vai dei militanti è scemato per onorare la regola scandita dall’innato richiamo alle pietanze, perciò prova a restituire l’ID estorto al primo malcapitato; l’auto è parcheggiata nello stesso punto e con il militare che vi sonnecchia all'interno, beatamente adagiato al sedile. Davide recupera anche il piccolo dardo soporifero, unica prova della sua aggressione e gli accende l’autoradio a volume lieve, dunque si allontana, orientato verso la sua moto.
...


Democrazia Decolorata - 272 pagine - Vito Giammetta (Vito Gamt). € 17,50
Copyright © 2007 VITO GIAMMETTA   ISBN-13: 978-1-84799-556-8
Pubblicato online per 12 mesi: http://www.lulu.com/content/1937569
Successivamente ritirato per revisione, traduzione e posizionamento.
http://www.amazon.it/Democrazia-Decolorata-Linfedele-Scettico-Giammetta/dp/184799556X

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