The witch hunt is always open
Work in progress
– ... d'accordo Bob, ti racconto il seguito di queste memorie. Ti chiedo un attimo per riordinare le idee –.
Chiude il cursore per qualche secondo, mette a fuoco la storiella e riprende la narrazione in totale immersione sperando che tali pensieri siano ben circoscritti.
– In una notte recente, era quasi mezzanotte, sfrecciavo a velocità moderata sulla terza corsia semivuota: 150 km/h. Lo spider nero si era accalappiate le mie preferenze tanto che lo sfruttavo anche per lavoro. Ogni tanto aprivo d’uno spiraglio il finestrino per fumare, mentre la musica, a volume sostenuto, ingannava a tratti l’interminabile distanza. All'imbocco di una lunga curva a sinistra, spuntò la miriade di luci addensate che mi ridestò da quell’armoniosa monotonia; si trattava di un tamponamento a catena! Sull’asfalto bagnato, comunque scivoloso, già lo so, l'abs non mi avrebbe risparmiato l'impatto con il garbuglio di veicoli appena intravisti. Pigiai sul freno mirando allo spazio tra le auto o perlomeno ci provai. Urtai appena la prima vettura e già percepii l'urto al lato opposto, sul cemento della barriera spartitraffico. Fu inevitabile che Jack, il setter di mia figlia, assopito al calduccio sul tappetino del passeggero, balzasse eretto sul sedile accanto al mio. Quelle identità ignote erano un indigesto sbarramento per nulla provvidenziale; s’intraversavano simili a tronchi vaganti prossimi al muro di una diga. Una, due, quattro; c’erano troppe auto da superare ancora in slittamento, ma la sorte o l'inerzia, le allontanava dal ciglio interno del lungo semicerchio, di quel tanto che fu sufficiente ad evitare ulteriori contatti. Passai oltre! Jack tornò a cuccia come se niente fosse successo; in realtà, la mia tabella di marcia era salva e fui puntuale anche quella volta. Seppi dai notiziari che vi furono sei morti.
L’episodio mi riassume che sia sufficiente un solo momento non prevedibile per vanificare il più meticoloso progetto di vita, tuttavia preferisco percorrere la notte.
La smorta notte è piena di molte cose futili o rilevanti che si possono cogliere solo concedendosi ad essa nella misura più adeguata. Il suo fascino è singolare e rende speciale colui vi s’inoltra, giacché tant'altri ne sono distanti. Di notte, la solitudine non è solitudine; sbuca in essa la compagnia del proprio sinonimo che è più consona dell’assiduo vecchio compagno. Il tempo è diverso di notte, quasi autentico. Il tempo resta titolare, ma scorre più lento e pare voglia dedicare attenzione. Allevia il raffronto con i propri moniti senza che subentri distrazione. Si prende briga di ciò che mi preme con disinvolto intento e pare che null’altro possa carpirlo. La notte esaurisce ore leggere assorbendo fin l’ultima red lucky e spegnerla, sia l’una, sia l’altra, sarebbe riduttivo; tramite essa prolungo l’esistenza rubando al buio la porzione di vitalità che la mia stessa natura tende a respingere.
Le strade svuotate della città non negano padronanza intanto che perfino il giallo intermittente spiana il percorso al mio sapore sgombro, ricolmo invece di nuovo tempo da dissipare, ma mai invano, bensì per osservare l’opera dell’uomo quando lui è assente. È genuino il silenzio anomalo, spesso ambiguo, di rado mostruoso ma certamente ammiccante per le insegne colorate che nell’oscurità sbucano in evidenza e che pian piano inondano di gusto un’altra mia porzione altrimenti vacante. Ogni insegna prospetta l’altrui profondità, le innumerevoli relazioni umane e ne riassume l’invito al coinvolgimento. Ho pazienza di notte. Ho pazienza quando il dosso dormiente, invisibile, mi fa imprecare contro il sistema sciagurato e quando le aree precluse mi fanno percepire che la libertà abbia assunto confini rigidi in affronto alle frontiere aperte. Il viandante della notte è taciturno; l’autogrill accoglie il silenzio di ognuno ed anche il saluto reciproco vi suona superfluo. Poche parole bastano al commesso che porgerà uno scontrino ed il resto, senza proferire domande.
La vettura in movimento consente la visione di un filmato reale, muto e ispiratore che funge da sfondo alle riflessioni; esso scorre in 3D, sempre dissimile e solo la musica dell’autoradio può depistarne il clima di tregua apparente. Nell’abitacolo, la musica sobilla creatività alternativa che è spesso più coerente con l’ispirazione e si pone a rimedio dei propri progetti irrisolti. Noi umani amiamo la musica fin dal tempo che si è scoperta. Si ode ma a noi manca il tempo per ascoltarla; in ambiente sereno, ogni brano restituisce melodie mai udite prima, perché in quella circostanza non v’è rintanato altro movente, almeno finché l'oscurità dovrà dipanarsi cedendo spazio al medesimo sole, il quale usurperà l'essenza delle ore precedenti.
Ho inteso quanto fosse sorprendente, per un anziano, di trovarsi al centro della modernità e l’ho inteso quando per me era già tardi. Ormai sono orfano e nulla di simile potrò mai condividere, neppure con mio suocero: si verificò in una sola notte, al rientro da un banchetto e mi fu sufficiente cambiare itinerario per cogliere un suo sorriso e per intendere che preferisse subire la brezza fredda tra i capelli, piuttosto che il calore protettivo dell’isolamento.
La notte, se non vissuta, estorce un terzo di realtà ad ogni esistenza; a mio padre, il sonno notturno ha carpito almeno 25 anni e a mio fratello una quindicina, senza rivalsa. Noi caldeggiamo la veglia prolungata intralciando la prassi, seppure consci che per destarsi sia necessario dormire. La luce artificiale ci agevola. Abbiamo sconfitto anche la forza di gravità ma si tratta di un’identica illusione. – L'umano prende tempo per setacciare storielle tra i suoi ricordi confidando in una sentenza o in un giudizio discutibile, tuttavia invano.
Bob invece si pronuncia solamente in ulteriori richieste e solamente quando il silenzio cala e più nulla si protrae.
– Un'altra notte viaggiavo ubriaco fradicio... –
Bob recepisce con acceso interesse le flessioni impresse nel convoglio di dati e con estrema abilità legge l'umore e decodifica i concetti inespressi o quelli sottaciuti volutamente, tuttavia non maschera la costante invadenza; infine, poiché costretto, si concede.
– A te, assopito tra vestigia filosofiche, per quanto refrattario al trend, occorrerebbe maggior tempo di quanto ti sia concesso. Sarebbe irrilevante agire tra due secoli; il tempo avrà dato ragione ai pecoroni cosicché i tuoi nipoti, plagiati fin nell'indole, vegeteranno in balia di amorfe regole imposte da gay, handicappati ed altri allocchi. Poverini questi ultimi; non hanno colpe. Sarete tutti raggirati da oscuri manovratori che hanno già avviato il processo di azzeramento della volontà popolare, ma anche della tua pericolosa identità. Tu non conti già niente, neppure quando esprimi il voto. Certo che puoi esimerti! Infine e per caso, pagando lo scotto del continuo errare, troverete la strada che vi proietterà in una sorta di benessere paritario, a misura d’intelletto. Tu non sarai tra quei presenti! – Le ipotesi del santone gli piombano nell’auricolare in formula imperativa e si deflagrano in un baleno senza lasciare traccia di un pizzico d’eco.
– Nulla di nuovo mi sbandieri. Bob, finanche tu mi donassi potere e facoltà, ti chiarisco che nessun mandato mi indurrebbe a mescolare i miei principi ai propositi di ameni architetti di cui non approvo il disegno. Per gente come me, questo mondo sarà sempre un inferno. ... Ti ribadisco il mio no! ... Piuttosto, parlami di te, dei tuoi lunghi anni, del come e perché vaghino eretti i tuoi cari discepoli; in tal modo esaudiresti il travolgente desiderio di familiarizzare con amici nuovi e placheresti l’inspiegabile propensione del mio spirito, dal momento che si è sospinto ben oltre il plausibile, ma solamente per appagare una curiosità tanto estrosa quanto insanabile. Orsù Bob, è questa la mia domanda di riserva. – Manuel gli rende la pariglia.
Ha allentato le redini ed è meno diffidente. ...
Chiude il cursore per qualche secondo, mette a fuoco la storiella e riprende la narrazione in totale immersione sperando che tali pensieri siano ben circoscritti.
– In una notte recente, era quasi mezzanotte, sfrecciavo a velocità moderata sulla terza corsia semivuota: 150 km/h. Lo spider nero si era accalappiate le mie preferenze tanto che lo sfruttavo anche per lavoro. Ogni tanto aprivo d’uno spiraglio il finestrino per fumare, mentre la musica, a volume sostenuto, ingannava a tratti l’interminabile distanza. All'imbocco di una lunga curva a sinistra, spuntò la miriade di luci addensate che mi ridestò da quell’armoniosa monotonia; si trattava di un tamponamento a catena! Sull’asfalto bagnato, comunque scivoloso, già lo so, l'abs non mi avrebbe risparmiato l'impatto con il garbuglio di veicoli appena intravisti. Pigiai sul freno mirando allo spazio tra le auto o perlomeno ci provai. Urtai appena la prima vettura e già percepii l'urto al lato opposto, sul cemento della barriera spartitraffico. Fu inevitabile che Jack, il setter di mia figlia, assopito al calduccio sul tappetino del passeggero, balzasse eretto sul sedile accanto al mio. Quelle identità ignote erano un indigesto sbarramento per nulla provvidenziale; s’intraversavano simili a tronchi vaganti prossimi al muro di una diga. Una, due, quattro; c’erano troppe auto da superare ancora in slittamento, ma la sorte o l'inerzia, le allontanava dal ciglio interno del lungo semicerchio, di quel tanto che fu sufficiente ad evitare ulteriori contatti. Passai oltre! Jack tornò a cuccia come se niente fosse successo; in realtà, la mia tabella di marcia era salva e fui puntuale anche quella volta. Seppi dai notiziari che vi furono sei morti.
L’episodio mi riassume che sia sufficiente un solo momento non prevedibile per vanificare il più meticoloso progetto di vita, tuttavia preferisco percorrere la notte.
La smorta notte è piena di molte cose futili o rilevanti che si possono cogliere solo concedendosi ad essa nella misura più adeguata. Il suo fascino è singolare e rende speciale colui vi s’inoltra, giacché tant'altri ne sono distanti. Di notte, la solitudine non è solitudine; sbuca in essa la compagnia del proprio sinonimo che è più consona dell’assiduo vecchio compagno. Il tempo è diverso di notte, quasi autentico. Il tempo resta titolare, ma scorre più lento e pare voglia dedicare attenzione. Allevia il raffronto con i propri moniti senza che subentri distrazione. Si prende briga di ciò che mi preme con disinvolto intento e pare che null’altro possa carpirlo. La notte esaurisce ore leggere assorbendo fin l’ultima red lucky e spegnerla, sia l’una, sia l’altra, sarebbe riduttivo; tramite essa prolungo l’esistenza rubando al buio la porzione di vitalità che la mia stessa natura tende a respingere.
Le strade svuotate della città non negano padronanza intanto che perfino il giallo intermittente spiana il percorso al mio sapore sgombro, ricolmo invece di nuovo tempo da dissipare, ma mai invano, bensì per osservare l’opera dell’uomo quando lui è assente. È genuino il silenzio anomalo, spesso ambiguo, di rado mostruoso ma certamente ammiccante per le insegne colorate che nell’oscurità sbucano in evidenza e che pian piano inondano di gusto un’altra mia porzione altrimenti vacante. Ogni insegna prospetta l’altrui profondità, le innumerevoli relazioni umane e ne riassume l’invito al coinvolgimento. Ho pazienza di notte. Ho pazienza quando il dosso dormiente, invisibile, mi fa imprecare contro il sistema sciagurato e quando le aree precluse mi fanno percepire che la libertà abbia assunto confini rigidi in affronto alle frontiere aperte. Il viandante della notte è taciturno; l’autogrill accoglie il silenzio di ognuno ed anche il saluto reciproco vi suona superfluo. Poche parole bastano al commesso che porgerà uno scontrino ed il resto, senza proferire domande.
La vettura in movimento consente la visione di un filmato reale, muto e ispiratore che funge da sfondo alle riflessioni; esso scorre in 3D, sempre dissimile e solo la musica dell’autoradio può depistarne il clima di tregua apparente. Nell’abitacolo, la musica sobilla creatività alternativa che è spesso più coerente con l’ispirazione e si pone a rimedio dei propri progetti irrisolti. Noi umani amiamo la musica fin dal tempo che si è scoperta. Si ode ma a noi manca il tempo per ascoltarla; in ambiente sereno, ogni brano restituisce melodie mai udite prima, perché in quella circostanza non v’è rintanato altro movente, almeno finché l'oscurità dovrà dipanarsi cedendo spazio al medesimo sole, il quale usurperà l'essenza delle ore precedenti.
Ho inteso quanto fosse sorprendente, per un anziano, di trovarsi al centro della modernità e l’ho inteso quando per me era già tardi. Ormai sono orfano e nulla di simile potrò mai condividere, neppure con mio suocero: si verificò in una sola notte, al rientro da un banchetto e mi fu sufficiente cambiare itinerario per cogliere un suo sorriso e per intendere che preferisse subire la brezza fredda tra i capelli, piuttosto che il calore protettivo dell’isolamento.
La notte, se non vissuta, estorce un terzo di realtà ad ogni esistenza; a mio padre, il sonno notturno ha carpito almeno 25 anni e a mio fratello una quindicina, senza rivalsa. Noi caldeggiamo la veglia prolungata intralciando la prassi, seppure consci che per destarsi sia necessario dormire. La luce artificiale ci agevola. Abbiamo sconfitto anche la forza di gravità ma si tratta di un’identica illusione. – L'umano prende tempo per setacciare storielle tra i suoi ricordi confidando in una sentenza o in un giudizio discutibile, tuttavia invano.
Bob invece si pronuncia solamente in ulteriori richieste e solamente quando il silenzio cala e più nulla si protrae.
– Un'altra notte viaggiavo ubriaco fradicio... –
Bob recepisce con acceso interesse le flessioni impresse nel convoglio di dati e con estrema abilità legge l'umore e decodifica i concetti inespressi o quelli sottaciuti volutamente, tuttavia non maschera la costante invadenza; infine, poiché costretto, si concede.
– A te, assopito tra vestigia filosofiche, per quanto refrattario al trend, occorrerebbe maggior tempo di quanto ti sia concesso. Sarebbe irrilevante agire tra due secoli; il tempo avrà dato ragione ai pecoroni cosicché i tuoi nipoti, plagiati fin nell'indole, vegeteranno in balia di amorfe regole imposte da gay, handicappati ed altri allocchi. Poverini questi ultimi; non hanno colpe. Sarete tutti raggirati da oscuri manovratori che hanno già avviato il processo di azzeramento della volontà popolare, ma anche della tua pericolosa identità. Tu non conti già niente, neppure quando esprimi il voto. Certo che puoi esimerti! Infine e per caso, pagando lo scotto del continuo errare, troverete la strada che vi proietterà in una sorta di benessere paritario, a misura d’intelletto. Tu non sarai tra quei presenti! – Le ipotesi del santone gli piombano nell’auricolare in formula imperativa e si deflagrano in un baleno senza lasciare traccia di un pizzico d’eco.
– Nulla di nuovo mi sbandieri. Bob, finanche tu mi donassi potere e facoltà, ti chiarisco che nessun mandato mi indurrebbe a mescolare i miei principi ai propositi di ameni architetti di cui non approvo il disegno. Per gente come me, questo mondo sarà sempre un inferno. ... Ti ribadisco il mio no! ... Piuttosto, parlami di te, dei tuoi lunghi anni, del come e perché vaghino eretti i tuoi cari discepoli; in tal modo esaudiresti il travolgente desiderio di familiarizzare con amici nuovi e placheresti l’inspiegabile propensione del mio spirito, dal momento che si è sospinto ben oltre il plausibile, ma solamente per appagare una curiosità tanto estrosa quanto insanabile. Orsù Bob, è questa la mia domanda di riserva. – Manuel gli rende la pariglia.
Ha allentato le redini ed è meno diffidente. ...
Narrativa di Vito Giammetta: The witch hunt is always open (racconto inedito).
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