Cappuccetto Rosso?

Il mio nipotino Riccardo ha cinque anni, è festoso con me e ogni qualvolta mi vede, chiede la narrazione di nuove favole; spesso mi sbizzarrisco e sorridiamo insieme.


   Un bel giorno, Cappuccetto Rosso telefonò alla nonna che viveva sola per ottusa scelta, poi uscì di casa; era di buon mattino e s’inoltrò pel sentiero che conduceva alla sperduta casetta, per farle visita. Attraversando il bosco non si dava pena, né per la nonna né per i genitori, sempre assenti e troppo lontani dal suo cuore. 

La premurosa bimba non si disperava; li sognava accanto a se in ogni istante. Avvertiva la solitudine della nonna e sol per lei, s'inventava torte da farle gustare, ma non per vanità. 

Lei amava la natura e si abbigliava sempre di vestitini verdi con fiori a ricamo, doni della nonna, ma quel dì, quei delicati colori non trasparivano; s'era ricoperta con un leggero montgomery, rosso, esaudendo le precedenti raccomandazioni, quasi per devozione e tuttavia non indagava su alcun perché. 
La nonna sorrideva ogni qualvolta apprezzando più il pensiero che le torte e Cappuccetto s’impegnava in nuove ricette per gioire del solare sorriso che la nonnina sapeva donarle e ciò bastava a premio incomparabile. 
Pareva un giorno speciale. Era entusiasta e volle pensare ad una torta più fragrante cogliendo primizie dal bosco che ben conosceva; si fermò vicino al ruscello ed accese il fuoco in una piccola nicchia che fungeva da forno. Nel frattempo si diede da fare per reperire mirtilli, fragole, erbe magiche ed i suoi amici folletti le comparvero sfoggiando buona compagnia. Giocava, ma non si distraeva e v’impiegò il giusto tempo; l’aroma dell’impasto infornato era invitante anche per i folletti che ulteriormente la rallegravano. 
Ripose la torta nel suo paniere, soddisfatta e s’avvio canticchiando Purple Rain, verso la dimora solitaria dell'anziana donna; vi giunse a mezzogiorno, ancora ansiosa del caloroso abbraccio e non esitò a bussare. 
– Chi è? – Le giunse una voce rude. 
Cappuccetto già conosceva una favola che il babbo raccontava nelle sere serene, prima di condurla nel suo lettino; ebbe subito uno strano sentore, ma non credeva alle favole. 
– Sono Cappuccetto Rosso. – Rispose. 
– Entra pure nipotina, la porta è aperta. – Quella voce, come d’incanto, s’era addolcita. 
Aprì la porta con cautela e scorse la nonnina avvolta nelle sue calde coperte. 
– Hai la febbre? Non stai bene? – La bimba si pronunciò preoccupata. 
La nonnina non rispose. 
Era preoccupata e prevenuta; in fondo, ogni racconto forgia esperienza. Era curiosa di verificare i suoi timori e fu così: con passo felpato, quatta, quatta, raggiunse il comodo giaciglio della nonna e sempre cauta, sollevò il lembo di morbida trapunta. 
– Che occhi grandi che hai! – 
– E’ per guardarti meglio! – 
– Che orecchi grandi che hai! – 
– E’ per ascoltarti meglio! – Rispose ancora. ... 
– Che bocca grande che hai! – 
– E’ per mangiarti meglio! – Rispose sollevandosi. la storpia figura. 
– Ullalà, tu non sei la mia nonnina! – Ribatté Cappuccetto. 
Fu tempestiva ed indietreggiò di un passo. Aveva già estratto il suo machete celato nella fondina dietro il collo. 
Con un colpo secco recise la testa di quella bestia che tutto pareva tranne ciò che doveva essere. 
Fu solo allora che da quel corpo troncato, emerse il dolce sguardo dell’amata parente. 
Si abbracciarono festose. 
– Povera bestia! - Disse la nonnina. - Fetore a parte, stavo al calduccio. – 
Depositarono i resti di quello strano lupo, fuori dell’uscio e sembrava che il peggio fosse passato. Chiusero la porta con tre mandate, per maggiore tranquillità. 
Oramai, era giunta l’ora di pranzo ed il profumo del suo dolce si sparse nell’ambiente. Il taglio della prima fetta ne propagò l’aroma fin dentro il bosco a tal punto che un cacciatore ne fu carpito e quell’uomo, trovata la casa, riconobbe il pellame del suo feroce canelupo, ora castigato, scomparso fin dal mattino poiché remissivo alla dieta imposta. 
Bussò con insistenza, sbraitando insulti verso i residenti di quell’esule accampamento. 
Questa volta, le due donnine si sentirono davvero intimorite; temevano più l’uomo che la bestia! 
Scavalcarono la finestra sul retro e si allontanarono a gambe levate. 
Il cacciatore non era proprio fesso; s’accorse della finestra aperta ed iniziò ad inseguirle. Nella furia perse la doppietta, ma non perse tempo. Correva sull’unico sentiero, appena serpeggiante, tra foglie ed arbusti sporgenti, con fermo desiderio di vendetta. Lui era più scaltro su quel terreno ed in breve raggiunse le fuggiasche, ma loro si separarono e piuttosto che la nonna preferì rincorrere Cappuccetto, poiché emblematica e più appariscente nell’ombroso sottobosco. 
Un folletto s’accorse della brutta situazione e s’affiancò nel competere creando fastidi al cacciatore; lo faceva inciampare nelle radici sporgenti sollevando foglie per offuscargli la visuale già scadente. Cappuccetto aveva abbandonato il sentiero e schivava gli alberi zigzagando tra l’uno e l’altro, svincolandosi dalla mano protratta di quell’uomo maggiormente infuriato. Quella mano poderosa, minacciosa, aveva afferrato il suo braccio un paio di volte, ma era riuscita a non farsi agguantare. Correvano veloci verso il margine del bosco ancora lontano ma molto vicini tra loro. Il rapido scartare della bimba aveva già indotto l’inseguitore a sbattere il naso contro un tronco ed ormai sembrava che anche lei non avesse né fiato né chance. ... 
Cappuccetto Rosso giocava volentieri in quel magico verde e nell’approssimarsi della sua fattoria, ne conosceva ogni dettaglio; sapeva che la corsa sarebbe presto terminata sul margine di un profondo fossato ricoperto di rovi pungenti. 
Correva ancora, più per istinto che per ragionevole logica e raggiunto il culmine del terreno praticabile, s’impose tutte le sue energie per spiccare il salto e valicare quel fosso posto a confine. 
Si ritrovò sfinita, intorpidita, distesa su un morbido manto erboso ornato di margherite e svolazzanti farfalle. Sollevò il capo, ancora timorosa, ma quel cacciatore non c’era più; come d'incanto era svanito e lei neppure volle vedere se i rovi l'avessero ingoiato. Lo sguardo si volse al sentiero dapprima rifiutato; ora desiderava solamente che vi apparisse la sua tenera nonnina ed a lei ricongiungersi. Essa non tardò.
Le due donne si abbracciarono e mano nella mano si ragguagliarono sull’accaduto parafrasando fin al gradevole affanno; avevano trovato un buon motivo per restare unite e farsi reciproca compagnia nell'atavica dimora di famiglia.


   (Vito Giammetta, alias Vito Gamt)


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C'era una volta un lupo cattivo ed un bravo cacciatore ... 
Esistono ancora, ma a ruoli invertiti. 


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