L'alba di Narciso.

La mortalità individuale mai fermerà Narciso.
La comprensione dell’altrui identità, idem della propria, così dell’umore prevalente, è costantemente parziale. È dunque parziale anche qualsiasi diagnosi sull’uomo coerente; parziale è tuttavia meglio del niente, altresì, l’uomo incoerente non è manco diagnosticabile. L’incoerenza, pure, proietta sue valide ragioni. Approfondire sarebbe opportuno, almeno per soddisfare l’innata curiosità il cui fine dovrebbe colmare un vuoto; si verifica, sovente, che fosse invece preferibile che qualche vuoto identitario rimanesse tale.
Per soddisfare la propria curiosità, professionale e personale, che sia fine a se stessa, è necessario cambiare vestito (è un rito atavico), tuttavia adottare l'empatia come formula di base comporta ogni qualvolta la perdita di una porzione d'identità; letture sommarie suggeriscono che l'umiltà fosse, da sempre, premiante in termini di consenso e forse lo è ancora, ma lo è sporadicamente nell’ambiente lavorativo e più raramente sul piano economico, il quale esclude l’umiltà dal percorso di affermazione. Il successo economico si combina facilmente con l’affermazione dell’io narcisista. Il fine, cioè la curiosità soddisfatta (ricerca mirata alla nozione), giustifica la perdita di orgoglio? Non può esservi certezza, in quanto anche un'identità pressoché definita è succube della casualità ereditata, come delle innumerevoli peripezie vissute o incoraggiate da circostanze di cui ognuno può essere soggetto occasionale. Insomma ognuno è diverso sebbene ognuno coabiti il medesimo ambiente. Necessariamente, il viaggio continua e nel mentre si ignora che l'orgoglio sia stato calpestato più volte, come l'identità, e continua a prescindere dalla propensione alla massima integrità (attributo volatile privo di parametri confutabili); la sconfitta dell'orgoglio è comunque una conseguenza alquanto inevitabile, non valutata all'inizio di ogni azione, ma averne successivo riscontro genererà dissapore o meglio, potremmo dedurre che il dissapore sia uno dei tributi spesi per ottenere un fine desiderato. Il meccanismo messo in funzione è codificabile come narcisismo? Forse si, in quanto qualsivoglia motivazione era volta essenzialmente ad una gratificazione personale, la quale avrà incontrato un ulteriore giovamento nell'azione professionale. Concretamente, dal gesto professionale si è diramato l’effetto fruibilità rivolto a terze parti, con ovvia pretesa di riconoscimento del “gesto” riscosso dalle terze parti o dalla platea (o altro ignoto target), Il fattore di partenza, quello recondito, rimasto onnipresente al centro dell’interessamento fin dal primo step e durante l’intero iter di escalation, ha avallato anzitutto l’io. Ovviamente, Narciso s’è reso fecondo privilegiando il suo innato istinto. La squisita cognizione, livellante verso l’alto, era uno strumento, il quale avrà vinto sull’identità banale e pure sull’orgoglio, tuttavia forgiando un’identità consona a Narciso. A questo punto, suppongo che l’orgoglio sia scaduto per sempre assieme alla dignità ed ai panni autentici di un uomo dapprima moralmente sano, infatti il temporaneo traguardo, tanto gradito alla parte narcisista della stessa persona, andrebbe poi sostenuto ad oltranza dalla parte orgogliosa ed è qui che casca l’asino, il quale asino, nel suo insieme, non digerisce il declino. A fronte di ciò, l’inermità è valutata maggiormente premiante, poiché i tanti nessuno, apparentemente inermi, possono godere di costante serenità, senza aver compiuto grandi sforzi. Un buon margine di umana dignità potrebbe sopraffare l'invisibile Narciso rendendo vani i suoi infestanti tentativi.



Il venerdì è un bel giorno ma non giunge ovunque.

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