Sommariamente, la donna è femmina.

L’ecofemmina fu Donata alla Sapienza di Roma (Psicologia Di Comunità). Nell’università, la femminista educatrice condanna le ricchezze provenienti dal business di forgia maschile, senza i quali Le mancherebbe pure il budget che Le garantisce l’occupazione retribuita. L’illazione era è resta femmina in prevalenza, ma l’insinuazione e di “matrice” unicamente femminista. L’insinuazione è il potere effettivo su cui aleggia e si propaga l’egemonia del sesso debole, sia tra le mura domestiche, sia nei rapporti con le autorità, sia nella determinazione dei privilegi personali, familiari o collettivi, i quali sono e saranno tacitamente sostenuti dal suo unico antagonista. L’ecofemmina romanza benessere diffuso su scala globale, incurante delle priorità, del costo, della fattibilità e della frattura, comunque incombente sugli equilibri del nostro assetto sociale, sicché ella predica e si prodiga ponendo ostilità finanche verso chi Le stia onorando l’attuale sicurezza, oramai acquisita, come se il progresso funzionale del businessman fosse sbucato dagli inferi o senza che transitasse da specifici atenei o senza l’attenta valutazione che nel calderone dei processi di rifornimento vi fosse il cospetto implicito della femmina di genere. La dimensione ostile dell’ecofemmina mai si tradurrà in buonismo costruttivo. A noi, Donata, quale imprinting donerai? Quale imprinting sarà ereditato dai nostri pregiati nipoti in merito alla sterilità popolare? Trapela, ingenuo, un resoconto: la biodiversità avrà occultato il nostro habitat, fin dove un deserto non ne abbia arenato l’incontenibile vigore proliferante. Non riverbera esigenza ma pur volendo, l’adattamento ai cambiamenti richiede tempo e generazioni asservite qualsivoglia direzione la nostra specie desideri intraprendere. La scarsa natalità è già conseguenza negativa all’incauta determinazione sessantottina, infatti l’esenzione effettiva della femminista ha reso precaria l’idea, nonché l’intero equilibrio di autosufficienza nazionale e individuale; nessun uomo o femmina, le ha mai chiesto tanto sacrificio. Da sempre, importare individui nati altrove, per favorire un egoismo collettivo di insano capriccio, resta un espediente ignobile: illudere l’ignorante è reato. Auguro Salute Mentale anzitutto e adduco che il nostro ’68 sia ampiamente surclassato. Sommariamente, il desiderio celato nella diversità dispone alla luce dei nostri occhi le peculiarità dei rispettivi protagonisti e, al contrario del desiderio di appiattimento, ne libera l’essenza affinché ogni fattore disparato possa nutrire l’innata volontà protesa all’evoluzione di ogni singolo interprete. L’appiattimento non livella le prerogative della stirpe differente, bensì vorrebbe estinguere l’esuberante successo dell'uomo-uomo conseguito nella spontaneità del processo, ora prevalente e dunque spegnerne la sorte. Il desiderio ideale, dico io, sarebbe quello di spronare la stirpe “oppressa” ad imitare il processo della stirpe dominante, anziché comprimerne le capacità premianti. Un esempio: la donna è donna e quella occidentale potrebbe avere maggiore facoltà di affermazione nei confronti dell’uomo (ex padrone), tuttavia è pigra in tal senso e poiché la natura stessa le ha donato il grembo, svolge il suo ruolo in funzione della prole, per istinto innato, anche quando la prole non c’è e se così non fosse, non sarebbe donna. Esiste comunque uno stile di vita soddisfacente per ogni persona, che fungeva da modello: uno soltanto per ogni paese del globo. Imitare, per gratificazione sociale il percorso vincente, non significa che i numerosi soggetti di diversa razza, sesso, fede, debbano per forza cambiare “vestito” o spegnere la virtù che li distingue, anzi sarebbe auspicabile l’adeguamento del loro obiettivo nel rispetto delle reciproche caratteristiche, scongiurando la sterilità conseguente e tuttavia privilegiando la pertinente integrità di ogni cultura, ma con assoluto rispetto e serenità interiore. Esiste l’ambiente donna (femministe), esiste l’ambiente gay, esiste l’ambiente religioso e pure quello laico tradizionale, dunque ognuno potrebbe sviluppare strategie di affermazione ampliando il proprio ambiente, senza che sia intaccato quello in cui la maggioranza esprime il metodo remunerativo, già livellato da aspre lotte, quello riassuntivo della nostra intera storia, dedotto nel tempo, sperimentato in guerra e pace e che ingloba le migliori formule di garanzia che l’uomo possa proiettare su se stesso, come sull’habitat che dovrà sorreggere pure l’individuo diverso. Il tempo vissuto dall’uomo suggerisce che sia più facile amalgamarsi ad un trend maturo (quello dell’uomo-uomo) e che sia più facile adoperarsi nel promuovere smussature alle formule affermate, affinché le misure da adottare siano oggi consone al genere dissimile; quando ciò accade è sempre a scapito della collettività maggiormente evoluta, la quale è costretta a riordinare le sue abitudini per evitare l’infrazione. L’adeguamento è proteso a sminuire l’impronta dell’identità, personale e non, italiana e non, ma assunto che sia più impegnativo erigere un percorso alternativo, un nuovo percorso che sia parallelo al trend consacrato e che sia perfettamente coincidente col desiderio del genere classificato in pari-merito, la scelta alternativa è scartata dagli stessi interessati. L’esempio bizzarro: è improbabile che un comunista possa dialogare serenamente in un contesto fascista, però gli è assicurata massima comprensione ed ampia solidarietà tra soggetti dello stesso pensiero; non mi sfiora l’idea di indurre l’uno e gli altri in una lieta convivenza, giacché la serenità di entrambe le fazioni si è consolidata nel rispettivo ambiente. Non mi sfiora l'idea fintanto che l’indottrinamento è espresso a viva voce, da un chicchessia umano, tramite un imprinting ossessivo esercitato negli strumenti d'informazione italiani ed ambisca a prevalere sulla razionalità unanime di altri chicchessia dello stesso genere, come di quelli diversi. In sostanza, fino a ieri era sostenibile l’ipotesi del plagio educativo nazionale, funzionale alla salvaguardia delle minoranze (stirpi in estinzione) mentre oggi lo stesso processo è traducibile facilmente in raggiro intenzionale e mirato e affinché un ipotetico trend si affermi sulla comunità, la quale stupida non è, tuttavia l’azione stessa, finora esercitata sull'identità, ci dimostra la dimensione dell’immaturità dei preposti esuberanti, giacché sarebbe essa protesa, con pretese ufficiali e discutibili, ad ottenere una forma univoca di maturità collettiva a dimensione ridotta; la sostanza umana resterà tale e sempre, a dispetto del cicaleccio e dell'immortale idea insorta nel dato momento. Esiste l’uomo, esiste la donna ed esistono le vie di mezzo e tutte tirano l’acqua al proprio mulino attingendo un diritto dall’unica sorgente capace di generare sana discendenza, ovviamente a danno della stabilità della fonte stessa: la famiglia. La strutturazione della famiglia è stata e lo è ancora, la forgia dei nostri pregi e dei nostri vizi: ora è sotto inchiesta sebbene sia ancora quella che offra maggiori garanzie di sostegno al rispettivo nucleo e non solo. La donna moderna esige somma importanza e che tale requisito sia un uomo astratto a donarlo, non viceversa: è probabile che la stessa maturità del primo essere abbia escluso l’ipotesi di pretendere doni da un suo pari, al contrario, il pari abituato a ricevere tanti doni e tanta tutela, non smorzi siffatta abitudine e punti alla sopraffazione del prevalente, ritenendolo più rivale che amico. L’opinione: una garanzia pretesa (e concessa) non sarà mai equiparabile ad una garanzia acquisita con dignità, la quale sarebbe conferma di un’integrità realmente integrata: la grande differenza tra il dono ed il premio non valica le menti dei nostri intellettuali, i quali prediligono marcare il narcisismo loro e simultaneamente della stirpe egemone, speculando sul tema ed accentuando dei fattori di differenza metodicamente immaginari. L'immaginario ci ha allontanato dalla sostanza, ma il problema è divenuto consistente nell'ultimo trentennio: la donna italiana che non abbia generato prole a tempo dovuto, si è resa responsabile degli squilibri del welfare e di innumerevoli effetti collaterali. La politica del futuro, tuttavia, potrebbe convergere esclusivamente sui diritti di genere, con maggioranze, opposizioni ed i soliti filantropi fanatici, i quali si godono la partita su comode poltrone, ben finanziati da chissà quale altro "protettore" il cui interesse essenziale continuerà a puntare ai mercati affamati di potenziali numeri, dove i numeri saranno necessariamente ignari e solamente numeri.

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