Hubble osserva invano.




Il pianeta è predestinato a soccombere; è solo questione di tempo.
Il formicaio prodigo, esempio di massima efficienza di società comunista, non riesce a sopravvivere alla devastazione di una mandria in migrazione, idem l’uomo ostinato a battersi contro il clima non sopravviverà all'inondazione o l’impatto di uno tsunami, un tornado, un vulcano o alla prima meteora; esistono chance disponibili per difendersi ed esse sono concentrate nel progresso tecnologico derivante dalle attività umane. Solamente l’uomo avrà l’opportunità di evadere oltre i limiti attuali e altrove, quando il cataclisma si presenterà e pare ovvio che il tentativo di inibire il progresso equivalga alla scelta di estinzione certa dell’unico processo di vita persistente nel cosmo a noi noto. La nostra presenza sul terzo pianeta è e sarà, inevitabilmente inquinante. Fin dal momento in cui ci siamo abbigliati, con tanto di scarpa, di cui non siamo in grado di smettere, continueremo a lasciare impronte del nostro passaggio, tuttavia nulla cambia per il globo e l’universo che conosciamo, giacché la scienza ha assodato che l'universo medesimo rimescolerà tutti gli elementi che noi ci siamo impegnati a separare e poi a spargere perfino oltre l’atmosfera: lo spazio infinito si compone di detriti vaganti ed è codesta la sua natura. Chi vivrà vedrà, ma i conti sono chiari e dichiarati. La cecità di massa, in un’era intinta di potenti telescopi, si è accodata all’acume di figuranti fanatici, i quali guardano senza voler vedere e sentono senza ascoltare il resoconto integro; pure gli esempi che ci giungono dal passato confermano le attuali contraddizioni. In un antico giorno, nel Sahara c’era ricca vegetazione. In seguito è scomparsa e la fauna ne ha preso semplicemente atto; potremmo ora far rinverdire quell’esteso deserto, ma per i fanatici dell’ambiente sarebbe amorale e forse reato. Era evidente, ora non più: la voracità della vita esistente cerca spazi vitali a scapito della concorrenza, senza fanatismo e ci racconta che il ceppo resistente si sia adattato ai cambiamenti ed abbia trovato i suoi spazi, sempre a scapito dei tentativi inadatti di altri concorrenti. Fu grazie a una grande estinzione di vita fiorente, che noi trovammo l’esatto spazio ed ora possiamo parlarne. Ora tuteliamo ogni specie che comunque resta nostra concorrente, sebbene per istinto non valichi il suo confine critico: l’uomo fanatico invece presume di essere lui l’artefice della buona salute di ogni forma vivente, stabilendo, tra l'altro, che l'ambiente delle nostre dimore sia asettico. Un quesito insorge spontaneo in merito all'attendibilità dei propositi del genio umano spropositato: il grande divo si orienta verso un pubblico numeroso o è il numeroso pubblico che insegue il divo? Hubble, nell’alto del cielo, ammonisce a fine recita: il tifoso (fanatico) seguirà il suo divo e si separerà dalla fazione indifferente, per celebrare un ammontare di preferenze, di fatto, nutrendo la netta divisione, la quale divisione allontanerà sia i primi, sia i secondi, dall’obiettivo comune.
Il benessere, quello privo di futili vessilli e tanti fronzoli fuorvianti, che sia individuale o di proporzioni collettive, non è difficile da focalizzare, mentre le opzioni vizianti sono invece obiettivo di chiunque sia già in possesso di grande benessere: il filantropo.
E' sostenibile, come sostiene Diego Fusaro, che i governanti si occupassero dei mercati per regolarizzare efficacemente lo scambio di beni, perciò è auspicabile che evitassero d'interferire con la struttura mentale dei tasselli contribuenti, soprattutto se non è richiesto ausilio. La storia insegna che l’ausilio di Gesù, per esempio, si è commutato in una moltitudine di vittime, idem quello di Maometto e pure quello di altri dei, mai sazi di sacrifici umani; erano altri tempi ma la solfa è identica nel 21° secolo. L’umanità interpreta anzitutto i portavoce eletti mentre codesti ne approfittano per orientare il consenso: potremmo fare a meno anche di costoro, anzi se ignorassimo il totale fermento ideologico sobillato, il quale è volto a generare trend di parte orientando anche il più genuino pensiero riposto nel seguito, assisteremmo ad un processo evolutivo accelerato, a misura d’uomo o che ne rispecchiasse le aspettative di benessere.

Questa premessa stringata, probabilmente disattesa al fine di un cambio di rotta, è qui manifesta per scongiurare l'ipotesi di sterilità ad un pensiero lasciato inespresso: il fanatismo dell'intellettuale si è integrato con disinvoltura nelle nostre formule democratiche ma esso è sommariamente devastante per l'intero genere.



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