Due grandi eroi (ogni guerra cela significato).

Mentre io studio colui che studia, il Sapiens perde peso. L'uomo addomesticato acconsente e condivide le sue scelte in virtù di un'equa tutela di sistema che dovremmo poi appurare. Inevitabilmente, gli anni in avvenire presenteranno il conto di quelle scelte che apparivano idonee nel dato momento. Nel 10mila A.C. l’uomo si dimenava negli intrighi della foresta, mentre nel nuovo millennio si è imbrigliato nelle matasse di una burocrazia opprimente che blinda le libertà di ogni singolo contribuente, ma lasciando maglie larghe ai più abili speculatori, i quali sanno perseverare in qualsiasi condizione, cogliendo il tempo pandemico o bellicoso, per trarne grandi profitti, perciò l’alveare metropolitano è divenuto foresta fiorente utile agli speculatori e per codesti, qualsiasi anomalia ivi gravitante è sempre una manna per giostrare sui fabbisogni della massa abitante. L’egemone speculatore fa leva naturale sul presupposto della nostra precarietà, già colma di dipendenze, cosicché le tariffe lievitano inspiegabilmente e pure l’obbligo di unanime adesione al consumo di determinati prodotti, tanti prodotti che tra l’altro sono stati prodotti all’uopo. Siamo dunque numeri identificati col termine target ed è lì che punta il business globalizzato e pure la politica, con precise strategie di mercato. Il marketing strategico è routine infallibile giacché è scienza moderna. Traduco: il consumismo orientato non può cambiare rotta, tant’è che per ossequiarlo, siamo tutti costretti a correre entro ristretti limiti, dunque recapitati nel cerchio di competizioni subdole. Il Sistema italiano costruito dal 68 ad oggi è ubriaco di cultura deviante, infatti l'elettore può votare, mentre la validità di ogni misura del nostro eletto non è mai coerente col mandato conferito e non sarà mai immediato l’effetto deleterio della sua incoerenza, ma è appurato che, avviato il processo di ogni sua riforma, sarà difficile retrocedere alla condizione precedente, perciò l'esito, seppure fallimentare, ci ha reso e ci renderà complici del fallimento, altresì il nostro eletto ci ha resi impotenti nel porvi rimedio. L'occidente metropolitano si è incanalato in un processo di sudditanza addomesticata che parallelamente azzera la prerogativa individuale di sopravvivenza, perché l'alto disegno, accolto ingenuamente, ambisce sottovoce al plagio della personalità, tramite processi scolastici ed economici, incidenti sul desiderio di ogni ceto, affinché lo stesso si traduca in fabbisogno quotidiano e diventi a tutti essenziale; speculativa è perfino l’accoglienza dei profughi. Qualcuno, più di uno, invece si oppone a tale avvenire sventato o privo di strade alternative, perché tale progresso ha tanti aspetti nocivi invisibili dall’interno. Quel qualcuno instaura guerre apparentemente insensate ed è accertato che quel “criminale” non condivide le teorie del plagio esasperato di cui è succube la nostra civiltà occidentale, la quale onora anzitutto il potere conferito al dio denaro e perciò tira pacifiche redini affinché la rincorsa prevalente segua spontaneamente la direzione del sommo denaro, al quale abbiamo attribuito il concetto di personale redenzione e di cui non si conosce degnazione, infatti, a dispetto degli unici grandi eroi, Cristo e Garibaldi, la dotta emancipazione venera la ricchezza ma producendo diffusa miseria misurata, cioè tollerabile, perciò una perpetua data di scadenza, ineludibile per il consumatore e dunque la sua perenne dipendenza ad un trend di cui non si conosce né il capo né la coda. Di fatto, il debito ha preso le redini della nostra quotidianità, tuttavia è proprio il nostro ambire, basato sul debito, che sta condizionando la nostra indipendenza su larga scala. L'insoddisfazione popolare emerge alla fine e genererà sempre disappunto e sarà inevitabile che in qualche piazza si assista alla reazione di un ardito nuovo eroe: chi sarà l'eroe del nuovo millennio? Sia Cristo, sia Garibaldi, hanno conseguito una brutta fine ed è probabile che il nostro indottrinamento resti dottrina per l’occidente o poco di più. Mentre scrivo c'è una guerra alle porte europee, avversa alle numerose formule occidentali e vi trapela evidente il disinteresse per l’incolumità dei civili, sia da parte russa, sia da parte ucraina (l’altro comico, alias Zelenski), la quale anziché combattere una guerra persa, poteva trovare un’intesa plausibile. Tanto meno sarà il continuo sproloquio delle autorità occidentali a cambiare l’esito di questa guerra. In sostanza, ne usciremo tutti perdenti e con nessun eroe capace di sventolare bandiera bianca. Nel frattempo, la Cina si mobilita nei cieli di Taiwan; “l’ha detto la televisione!” Putin è comunque una scintilla atta a frenare una deviazione culturale fanatica, cioè masochista per i contribuenti occidentali e dunque priva di razionalità anche per l’oriente. E’ una scintilla scaturita dall’esterno, la quale dovrebbe indurci a riflessione ancor prima di emanare condanna. In realtà, la nostra democrazia si è colmata di divieti canalizzanti, perciò è ipocrita e controproducente nei suoi effetti: una democrazia che condanna l’oppressione non dovrebbe essere opprimente. Tale esercizio ne vanifica, sia la validità, sia l’affermazione. Dunque? Niente! Godiamoci il presente; qui il clima è quasi primaverile. Il nostro senso unico è inavvertibile dall’interno; in Italia, come nel mondo, l’alternanza politica smusserà gli spigoli.

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